Così le acque, romanzo di esordio di Fausto Paolo Filograna, è la storia di una coppia che tenta di riscattare i propri fallimenti mettendo al mondo un figlio. Gavril e Anna, i protagonisti, vivono in una città sommersa da una pioggia che non smette di cadere: le strade si allagano, le ruspe che scavano per riparare le tubature riportano alla luce le ossa dei morti, l’acqua sale dalle cantine.
Nello scenario che diventa apocalittico, i due cercano disperatamente, attraverso una gravidanza, di porre fine ai propri disastri esistenziali. Gavril, ex alcolista, prega senza sosta chiedendo perdono a un Dio ormai vuoto; Anna, che non dorme mai e insegue nella mente una luce ossessiva accesa in cima a un ospedale lontano, vede, attraverso il suo delirio, l’unica via di salvezza possibile nel dare la vita. Mettere al mondo una bambina diventa così, per entrambi, il tentativo di dare un senso e una direzione a vite segnate dal fallimento, personale e sociale. Con una prosa ipnotica, che alterna realismo e derive visionarie di ispirazione biblica, Filograna costruisce un romanzo sulle paure apocalittiche dell’uomo contemporaneo, esplorando le paure di una società in preda al collasso psichico e all’incapacità di inventare nuovi immaginari.
L’autore dialoga con Valeria Cagnazzo
